Le imprese cercano nuovi ingegneri ma non li trovano


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Le aziende italiane cercano ingegneri per approdare nell’era dell’industria 4.0, ma alla sempre più crescente domanda sono in pochi a rispondere. Pochi giorni fa è stato diffuso il comunicato stampa in cui si rendono noti i risultati dell’analisi del Centro Studi CNI sull’argomento; dallo studio emerge una domanda di personale con laurea in ingegneria che si attesta sulle 24.000/25.000 unità i più richiesti sono del settore dell’informazione e in quello industriale. Questo trend è un effetto del fenomeno di digitalizzazione dei processi che sta traghettando le imprese italiane verso un tipo d’industria più evoluto, sostenute dagli incentivi fiscali previsti dal Piano Industria 4.0.

In uno schema più generale, tra le professioni intellettuali e tecniche a elevata specializzazione, i laureati in ingegneria rappresentano ancora il secondo gruppo più richiesto dalle imprese dopo i laureati in materie a indirizzo economico. I dati però ci parlano di grandi numeri per gli ingegneri elettronici e dell’informazione (9.590) e per quelli del settore industriale (8.520) numeri un po’ più contenuti per gli ingegneri di altri indirizzi di specializzazione (6.590); i quali, però, coprono settori molto diversi tra di loro con una grande variabilità, anche per quanto riguarda l’impatto della crisi.

L’opinione, che accomuna un po’ tutti, è che il fulcro del problema sia nell’incontro tra domanda e offerta. A questo proposito è necessario fare alcune riflessioni su quelle che sono le piattaforme attuali che consentono a un ingegnere di cercare e trovare lavoro. Ad oggi, tranne alcune università private che si occupano in maniera più accurata di avviare i propri ex studenti in una realtà lavorativa, i neolaureati subiscono ancora un forte scollamento tra quello che è il mondo universitario e il mondo del lavoro. Spesso dopo anni di studio intenso, come quelli che richiede una facoltà d’ingegneria, il giovane laureato prende il suo “pezzo di carta” e, tra i complimenti dei parenti, amici e quelli dell’università (che lo salutano ricordandogli quanto la sua figura sia di alto livello) si trova catapultato in un contesto lavorativo in cui invece la figura dell’ingegnere ha subito un forte crollo d’immagine. Nonostante il crescente numero di agenzie, applicazioni e piattaforme web non esistono oggi degli strumenti che permettano un facile incontro tra domanda e offerta nel settore ingegneristico.

Un tempo esistevano gli “uffici di collocamento” luoghi i cui la disponibilità era resa nota a tutti i possibili datori di lavoro che li andavano ricercare le figure di cui necessitavano; ma questo non è un sistema che funziona per le figure tecniche di alto livello come gli Ingegneri che quindi si trovano a non avere gli strumenti per essere trovati. Un tentativo in questa direzione è stato compiuto dal CNI con la creazione di una piattaforma chiamata WorkIng, che funziona incrociando le informazioni sul mercato del lavoro nel campo dell’ingegneria, cercando di tenere conto dell’enorme variabilità dei percorsi di studi, ma molto lavoro resta ancora da fare.

Un’ulteriore riflessione va fatta sul numero ridotto dei candidati presenti alle selezioni, un altro dato interessante evidenziato dallo studio del CNI. Il problema dell’adeguato compenso e di un tipo di contratto consono alle capacità e competenze messe in gioco da un ingegnere, oggi non è ancora un problema superato. Incontriamo ancora oggi offerte di contratti di tirocinio che in realtà nascondono richieste di prestazione gratuita oppure “contratti professionali” al limite della legalità, le cosiddette “false partite Iva”, con molti vantaggi per il datore di lavoro e pochi per chi, a 24 anni, si trova ad aprire una partita iva senza avere nessuna esperienza lavorativa nel settore.
A fronte di tutte queste considerazioni, quello che colpisce sempre tutti i neo-laureati e giovani ingegneri che leggono analisi di questo tipo, è il risultato dell’equazione: domanda crescente + offerta scarsa = giovani pigri, ma la realtà dei fatti e ben diversa, chi compie una scelta verso le facoltà d’ingegneria non fa una scelta facile e per arrivare alla fine del suo percorso di studi deve mettere in gioco ogni risorsa.

Allora come mai tutti li cercano e nessuno li trova? Eppure vogliono essere trovati! C’è il problema di permettere un incontro efficace tra domanda e offerta, e di certo la questione dei compensi adeguati non è da sottovalutare; ma il problema più grosso e radicale è la visione della figura dell’ingegnere, egli era considerato il più intelligente, il più capace, colui verso il quale, con grande rispetto, ci si rivolgeva per risolvere i problemi con “ingegnose” soluzioni. Mentre oggi il suo unico valore è legato alla firma e quindi all’assunzione di responsabilità, ed è tendenza diffusa quella di ricercare la sua figura per compiti di alta specializzazione compensati però come quelli di livello più basso. Forse quando le imprese ed i datori di lavoro decideranno di investire risorse reali nelle capacità dei giovani ingegneri non sarà più così difficile trovarli.

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Redazione

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